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DECISIONE

  • eagostini148
  • 4 mag 2025
  • Tempo di lettura: 7 min

L'Oxford Languages la definisce così:


Decisione: Risolutezza, energia; impegno definitivo assunto di fronte a una situazione in seguito a un giudizio; in filosofia per Heidegger il progettarsi dell'uomo a partire dalle possibilità che gli sono proprie , in particolare quella della morte; divisione, separazione, la parte distaccata.


L'altro giorno, recuperando vecchie puntate del podcast di Luca Casadei, che un po' mi infastidisce, ma perlopiù è bravo a tirare fuori storie interessanti dalle persone, una di loro, una persona con la storia interessante, diceva che di fronte alla necessità di dover scegliere, sceglieva sempre il più velocemente possibile perché così, se la scelta si fosse rivelata sbagliata, avrebbe fatto in tempo a cambiare, a imboccare l'altra strada.


(mi alzo, finisco di caricare la lavastoviglie coi piatti del pranzo finito un'ora e mezza fa, spengo la luce della cappa ancora accesa sui fornelli ancora sporchi)


Ho ascoltato un altro podcast in questi mesi, Right or Strong, che indaga sulle modalità di scelta, da un punto di vista sia medico-scientifico che avvalendosi di testimonianze di chi scelte importanti deve farle, per lavoro, tutti i giorni.


(controllo l'orologio, tra mezz'ora finirà l'orario di rispetto e forse riuscirò a convincermi a bucare il muro sopra il lavandino e appendere finalmente lo specchio del bagno comprato intorno a Natale, i segni per i fori delle viti li ho fatti stamattina in una pausa tra la lettura de I fratelli Karamazov e il carico della lavatrice. Accidenti, dovrei stirare)


Per la seconda volta quest'anno, mi vedo costretta a ripensare al mio lavoro, a decidere su di esso. A gennaio, in un accesso di insofferenza, avevo riacceso una proposta di lavoro giuntami l'anno scorso e messa da parte perché stavo comprando casa e come cambiamento mi sembrava già abbastanza. Si può dire che ho fatto tutto da sola: arrivata al limite di sopportazione di certe dinamiche, ho cercato una immediata e definitiva via di fuga. Trovatala, l'ho imboccata con disperata e tremante intenzione, sono stata molte notti insonne temendone le conseguenze. Venute quelle, più dolci che terribili e sorprendentemente diverse da quelle che mi sarei aspettata, ho passato altre notti insonni morsa dai dubbi, dai sentimenti verso i miei attuali datori di lavoro e per * mie* collegh*, dalla paura dell'ignoto e di fare una figura di merda. Infine, dopo l'assicurazione di una riorganizzazione interna e di un aumento, ho deciso di tornare sulla mia decisione di andarmene e, quindi, di restare.


(Ieri sono stata in ferramenta a prendere tasselli e viti e morsetti. Mi sono dimenticata i paracolpi per le maniglie e la lampadina della lampada al sale che si è bruciata)


Lentamente, in linea con le attuali tempistiche burocratiche-amministrative-logistiche-contingenti, le cose sul mio posto di lavoro stanno cambiando nel modo in cui mi è stato promesso. Giovedì, a fine orario di lavoro, prima del ponte della Liberazione, ho firmato l'aggiornamento del mio contratto.

Giovedì, a fine orario di lavoro, prima del ponte della Liberazione, dopo aver firmato l'aggiornamento del mio contratto, appena salita in macchina per tornare a casa, ho buttato un occhio alle notifiche sul cellulare e ci ho trovato un messaggio dell'HR dell'azienda con la quale ho lavorato per prima, di cui per prima mi sono innamorata.


(stamattina volevo segnare sul muro anche le misure per il palo della tenda della vasca, ma il palo è troppo grande, non ci sta, devo restituirlo insieme a tenda e anelli acquistati ad ottobre. Sull'app dell'azienda sono riuscita a recuperare il numero d'ordine e compilato il modulo del reso.)


Che cazzo devo fare? Piango? Piango. Ok, non subito, ma poi, giorni dopo al telefono. Subito, maledico il tempismo della mia vita. In realtà il tempismo della mia vita va benissimo, cioè, alla fine scopro sempre che la mia vita pensa più in grande e più in là di me e all'ultimo momento si incastra tutto al meglio, ma ogni volta è una bella botta, ogni volta è un salto sulla sedia. E pianti. E notti insonni. E dubbi. E paura.


(quando andrò a restituire la tenda della doccia potrei portare anche il coperchio della padella, acquistato troppo grande. Però prima dovrei misurare la padella, così da poter prendere in cambio il coperchio giusto.)


Io non sono una persona che torna sui suoi passi, soprattutto, soprattutto mai, nelle storie d'amore. Ho imparato che implorare non serve a niente, che rimandare aspettando che le cose cambino da sole, che l'altro si accorga magicamente quello di cui tu hai bisogno non funziona, che una volta che rompo con qualcuno, quel rapporto è rotto, la stima - magari solo immaginaria, magari solo frutto della mia idealizzazione - non c'è più e dipingere d'oro le crepe non me le rende più care, ma solo più evidenti.

E ora, dopo cinque anni, l'azienda di cui mi ero innamorata, l'azienda che col covid avevo dovuto lasciare e in cui per politiche superiori tre anni fa non ero potuta tornare, mi richiama. Mi richiama e mi da un'unica, irripetibile, dedicata, possibilità.


(in bagno, sul mobile di fianco il lavandino, c'è il volantino della sagra del mio nuovo comune di residenza. Una delle pagine ha l'angolo piegato perché tra gli sponsor stampati c'è una lavanderia a secco a cui devo portare il completo di mio figlio che ho nel bagagliaio da un po' e stava nella cesta dei panni sporchi da ancora un po' di più - mi vergogno a dire da quanto, non me lo ricordo neanche da quanto - Ora che siamo verso l'estate forse posso portarci anche i piumini invernali. O quelli potrei arrischiarmi a lavarli in lavatrice.)


Io non so prendere decisioni velocemente. Cioè, le prendo, ma tengono conto, ovviamente, delle contingenze più immediate, vicinissime, e del tutto o poco rilevanti sul lungo periodo. Decisioni veloci sono sterzare a destra perché una tizia allo stop non si ferma, tirare ancora una volta la leva della slot machine perché adesso senti che è il giro buono - trovo il gioco d'azzardo poco intelligente da praticare, ovviamente lo scopo è che vinca il banco, non certo il singolo. Ma al posto della leva della slot faccio scrolling della sezione notizie, sperando che il prossimo post dia un senso alla mia giornata. Cazzate, ho disinstallato le app di Facebook e di Instagram per non cadere in tentazione. Bluesky e Substrack resistono perché sono per la maggior parte scritte in inglese e sono più impegnative, mi respingono di più. E sto facendo il gioco delle parole con Sarah - mettere like ad una foto del gattino che dorme in un vaso, premere il tasto di emergenza quando il tizio di fianco a te sul treno sviene per la ressa, rincorrere l* cliente che ha scordato il cellulare sul tavolo.

Quindi, subito, avevo deciso di imprecare e di dire di no. Poi ho tergiversato, mi hanno scritto due ex colleghe per sapere se avevo visto il messaggio dell'HR, il giorno dopo ho chiamato e ho sentito l'HR farmi l'imperdibile proposta. Non ho trasmesso molto entusiasmo, se ne sono accorti, ho promesso di pensarci. Mi ha chiamato la mia ex responsabile, che tornerebbe ad essere la mia responsabile nel caso in cui dicessi di sì. Mi ha elencato benefit e vantaggi. Mi ha ricordato che da tre anni cerca di farmi tornare. Mi ha scritto la mia ex collega chiedendomi come va, cosa ci siamo detti. Le ho riportato le conversazioni, la decisione di dire di no, l'insofferenza per il sistema "il grande chiama, il piccolo è a disposizione", si è detta dispiaciuta del mio non ritorno, del dover accogliere il fatto che non avremmo mai più lavorato assieme, le ho chiesto se davvero pensava che rifiutata questa non ci sarebbero state altre possibilità, mi ha risposto che ne era sicura.


(c'è un forte ronzio fuori, chiudo la portafinestra e guardo attraverso il vetro, è solo una vespa, l'anno scorso sono entrati in cucina due calabroni. Cerco "dissuasori per calabroni" su google, non trovo niente di convincente. Tiro dentro lo stendibiancheria - tanto il cielo si sta rannuvolando - e spruzzo il Raid sui montanti e la traversa della finestra)


Mercoledì telefono di nuovo all'HR, piango. Il tempismo è tutto sbagliato le dico. E' comprensiva, mi rifà la proposta, mi dà altro tempo. Stilerò un elenco dei pro e dei contro, decido. Mi chiedo se sia il tempismo che sia sbagliato o se è che è di nuovo faticoso subito, senza abbastanza tempo in mezzo. Credo che sia più facile dire di no alle persone via messaggio o per telefono che faccia a faccia chiedendo un colloquio. Che sia più facile dire di no a chi non vedi da un po' di tempo, più difficile farlo con chi sai dovrai continuare a vedere per un po' tutti i giorni almeno per un altro po' di tempo.


(La lavastoviglie ha finito, non ho ancora stirato un bel niente. Devo comprare dei vestisti nuovi a figlio e prima di andare a cena dai miei stasera potremmo portare fuori la spazzatura. Anche il secco, con gli assorbenti questo mese dovrei essere a posto)


Ho deciso?


La lista dei pro e dei contro ci ha messo tre giorni di ponte su quattro per materializzarsi - venerdì siamo stati a Gardaland e ho dimenticato, per fortuna, di portarla - La colonna dei pro è più lunga di quella dei contro, ma mentre lo scrivo mi fischiano le orecchie e tremo all'idea di dover affrontare certe comunicazioni.


Quindi ho deciso?


Una volta il mio Maestra - refuso, ma neanche tanto - mi ha fatto fare un esercizio in cui, data una certa situazione narrativa, avrei dovuto elencare le due strade in cui si sarebbe potuta sviluppare per poi continuare la storia raccontando cosa sarebbe successo scegliendo la terza via, quella meno intuitiva, che si fa fatica anche solo a ipotizzare. mettendo in pratica questo esercizio, ho scritto un nuovo messaggio.


Ho deciso.


Non sono sicura di niente, ho paura, mi prenderò tutto il tempo che posso, sto valutando tutte le vie, anche quelle nascoste dai cespugli, voglio accogliere tutte le risposte. Non voglio farmi terrorizzare dalla definizione di "impegno definitivo" come sinonimo di "ultimo", ma vedendolo più come il dare dei limiti e dei confini, una forma, a qualcosa che potrà comunque essere ridiscusso e cambiato nel tempo, non così presto come sta succedendo adesso almeno. Come il taglio di capelli che mi sono fatta fare prima di Pasqua e mi sta di merda. E i capelli prima o poi ricresceranno. Almeno finché non sopraggiungerà la nera signora, a sentire Heidegger.



 
 
 

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